La storia   

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Come accennato in home page San Romerio fu nei tempi bui della guerra di religione un luogo di ricovero ed ospitalità per tutti.
Con la costruzione delle strade di fondovalle San Romerio (detto anche S. Remigio) pian piano perse la sua importanza ma rimase sempre un esempio di ospitalità e di fratellanza fra popolazioni confinanti, rimanendo sempre nel cuore dei Tiranesi che ancora fino all'inizio del novecento vi si recavano in processione nel giorno del Santo (partendo di notte e tornando a sera tarda).
In quegli anni fu usato come pascolo per il bestiame di Madonna di Tirano, gestito dai fabbricieri della Basilica. Sul finire dell'ottocento furono alienati molti beni appartenenti allo xenodochio e rimasero di proprietà del Comune di Tirano come bene della Basilica solo la Chiesetta e la casa. Attorno al 1950 la situazione era disastrosa e si dovette intervenire nel recupero della Chiesa che correva il pericolo di crollare (nell'antistante strapiombo). Questo fu possibile grazie alla Comunità della Valle di Poschiavo e della Curia di Coira da parte svizzera, e del Comune di Tirano da quella italiana. Presidente del Comitato restauri fu Don Giuliani Parroco di Brusio. Il restauro interessò solamente la Chiesa e durante i lavori portò alla luce la più piccola e antica Chiesa posta due metri più in basso del livello attuale. Della casa annessa ci si interessò più tardi, negli anni '70.
Erano gli anni dell'apertura legata anche dall'evento Conciliare. Il progetto della ristrutturazione fu voluto e portato a termine grazie a Padre Camillo De Piaz che riuscì a trovare i fondi e a stimolare la partecipazione di molte persone che prestarono gratuitamente la loro opera. Una particolare menzione va al Geometra Merizzi che si occupò della parte tecnica, e di Giuan Valee ( Bombardieri) che dedicò molto del suo tempo a questi lavori.
Il progetto di salvare San Romerio e rimetterlo a nuovo non solo nella mera struttura ma anche nel suo significato di ospitalità (vechia e nuova), libertà, collaborazione, aggregazione, amicizia, partecipazione, confronto, fu un vero successo. Tantissimi, giovani, meno giovani e anziani, parteciparono alla ricostruzione della casa, così che per molti anni si videro tante persone salire i ripidi sentieri per San Romerio come in una processione allegra e variopinta, per contribuire a rendere ospitale quel vecchio ospizio. Nacque un sodalizio tra persone di età, ceto, di culture diverse e molteplici appartenenze, che continuò negli anni con proficuo scambio di esperienze nella compartecipazione del lavoro e del divertimento.
Era un incontrarsi al di là e al di sopra delle etichette politiche e confessionali, un essere al di sopra ben simboleggiato dalla stessa altitudine. La fecondità dei rapporti di quella stagione ha avvicinato artisti italiani e svizzeri che attraverso il tempo crearono interessanti lavori di collaborazione che si sono concretizzati nell'iniziativa "Linea Retica" con opere di poesie pittura e grafica, eposte con successo a Sondrio e a Poschiavo.